Riforma delle Province, Cicchino: il nuovo dossier dell'Upi dimostra che questi enti hanno un'incidenza minima sulla spesa pubblica e che svolgono funzioni e servizi essenziali PDF Stampa E-mail
Mercoledì 12 Giugno 2013 12:41

PRESIDENTE_CONSIGLIO_PROVINCIALE_LAURO_CICCHINOSi è svolto lo scorso 6 giugno a Roma un incontro tra l’Ufficio di Presidenza dell’Unione delle Province d’Italia (Upi), i Presidenti delle Upi Regionali e una delegazione composta da 80 parlamentari per discutere delle riforme istituzionali in vista dell’avvio dei lavori parlamentari sui disegni di legge costituzionale. Ai parlamentari è stato consegnato un Dossier sulla riforma delle istituzioni che affronta il problema della spesa pubblica. “Un dossier da cui emerge con chiarezza – ha sottolineato il presidente del Consiglio provinciale di Isernia Lauro Cicchino - come il peso delle Province abbia un incidenza minima sulla spesa pubblica rispetto a quello delle Regioni e degli enti strumentali. Inoltre, i continui e pesanti tagli alle Province non permettono di programmare neanche più l’ordinaria amministrazione come, per esempio, quella realtiva alla problematica riguardante la gestione delle scuole superiori di competenza provinciale”. (Per leggere il dossier dell'Upi clicca qui)

“La spesa delle Province – si legge, infatti, nel dossier dell’Upi - è la più piccola di tutto il comparto nazionale e locale. Le Province rappresentano appena l’1,26% della spesa pubblica, i Comuni l’8% mentre le Regioni sono oltre il 20% . Gli enti locali e le Regioni insieme sono in tutto il 29,8% della spesa pubblica. Nel 2012 le spese sostenute dalle Province sono state 10.111 milioni di euro. Le risorse impiegate dalle Province per erogare servizi essenziali ai cittadini ammontano a 10.006 milioni di euro”. Ammontano, sempre secondo il dossier dell’Upi, a 105 milioni di euro le spese per gli organi istituzionali delle Province per un costo pro capite di 1 euro e 77 a carico di ogni cittadino. Ben più alti, secondo il dossier dell’Upi, risultano essere invece i costi per gli organi istituzionali delle Regioni e dei Comuni che ammontano, rispettivamente, 842 milioni di euro per un costo pro capite di 14,18 euro e 557 milioni di euro per un costo pro capite di 9 euro e 39. Nel dossier viene inoltre esaminato anche:  l’andamento della spesa di Regioni, Province e Comuni dal 2008 al 2012 da cui emerge che le Province sono state le più virtuose; il peso delle manovre economiche sulle Province che dal 2011 al 2013 ha comportato tagli ingenti nei confronti di questi enti pari a 2,1 miliardi di euro; il peso sulla spesa pubblica dei 3127 enti strumentali, agenzie, Ato, Bacini Imbriferi Montani,  che nel 2012 sono costati ai cittadini più di 7,4 miliardi di euro; l’alto costo pro capite delle Regioni Ordinarie (404 euro l’anno a cittadino), e a Statuto speciale che arrivano (oltre 4 mila euro l’anno pro capite); i costi del federalismo mancato: gli effetti del decentramento delle competenze tra Stato e Regioni che avrebbero dovuto produrre risparmi consistenti nei bilanci dell’amministrazione centrale. In 10 anni, invece, sono aumentate di 100 miliardi le spese dell’amministrazione centrale e di 40 miliardi quelle delle Regioni. In base a questi dati, il presidente del Consiglio provinciale di Isernia, Lauro Cicchino, ha inteso quindi condividere pienamente la conclusione del dossier dell’Upi in cui si sottolinea che “qualunque riforma deve partire dalla conoscenza della  realtà fondata su dati certi su tutta la pubblica amministrazione. Per rinnovare le istituzioni occorre una riforma organica del Titolo V che riguardi tutti: Stato, Regioni, Province e Comuni. Non si può prescindere da un ente intermedio di area  vasta, che esiste in tutti i paesi europei. Il vero obiettivo del Paese deve essere: semplificare la PA, riordinando le funzioni amministrative ed eliminando le sovrapposizioni tra enti”.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Giugno 2013 13:24
 

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